oro di scampia

 

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IO NON MI ARRENDO

TV Movie per Rai 1
Coproduzioni insieme a Picomedia di Roberto Sessa

In onda su Rai1 il 15 e 16 Febbraio 2016.

Quando per la prima volta mi hanno raccontato la storia di Roberto Mancini, d'istinto ho provato rabbia e commozione nello stesso momento. Due sentimenti opposti che all'interno di questa avventura umana si alimentano a vicenda.
Rabbia, perché la storia di Mancini è piena di ingiustizie, di imperizie, di silenzi, di valutazioni volutamente sbagliate. E' impossibile non indignarsi di fronte alla mancanza di dedizione e vocazione alla giustizia da parte di certi organi dello Stato che avrebbero dovuto sostenere Roberto sin da subito nel suo lavoro, collaborando a una indagine che avrebbe potuto - fin da allora - smascherare un piano scellerato, criminale e irresponsabile. Invece lo hanno lasciato solo.
E' impossibile non arrabbiarsi di fronte all'ignoranza di chi avvelena la terra sulla quale far crescere i propri figli, solo per ottenere potere e profitto. La vicenda della "Terra dei fuochi" e delle sue vittime morte di cancro a causa dell'inquinamento dei terreni e delle falde acquifere, oggi la conosciamo tutti. Ed è altrettanto impossibile non pensare che se il lavoro di Roberto fosse stato sostenuto fin da subito come meritava e come era giusto, forse avremmo evitato un disastro, ed oggi vivremmo in un paese migliore, più pulito e più civile.
La commozione, invece, mi è arrivata pensando alla figura di Roberto, un uomo con uno straordinario senso civile, e una totale devozione nei confronti degli altri. Un uomo che ha sempre fatto del suo mestiere una missione. Non un eroe, ma un servitore dello Stato.
Per la fiction, «Io non mi arrendo», dedicata proprio a Mancini, ho proceduto come è mio solito: ho provato a capire se c'era un buon motivo per raccontarla e che messaggio avrei lasciato ai miei figli. Ogni volta, infatti, cerco di comprendere chi è l'uomo nel quale sto per calarmi. Stavolta non ho avuto personalmente contatti con Roberto ma l'ho cercato in tutte le persone che l'hanno conosciuto bene. Ho immaginato il suo sguardo, la sua forza, la sua determinazione, e per fare questo è stato importante conoscere la sua famiglia. Monika, la moglie, è stata un'amica cara e disponibile, attenta e sensibile verso il mio lavoro. Mi ha osservato con amore e mi ha dato la massima fiducia, regalandomi tanti consigli e tanti particolari che mi hanno aiutato a interpretare suo marito. Anche conoscere la figlia di Roberto, una ragazza dolce e determinata come il padre, è stato importante. Sono certo che sarà lei a continuare da dove lui ha lasciato. Sono certo che sarà capace di riscattarlo.
Poi un giorno è venuta a trovarmi sul set la madre di Roberto, una donna forte e simpatica che porta ancora nel cuore un peso enorme, perché è consapevole di aver perso un figlio per il solo fatto che faceva bene il suo dovere.
Perché questa è la verità: lui aveva scoperto qualcosa che non si poteva dire, qualcosa che dava noia a troppe persone. Per questo è stato lasciato solo, e per me è stato un onore ridare vita a un grande uomo e rivelare a tutti una storia insabbiata che avrebbe potuto fare luce sul più grande disastro ecologico del nostro paese. E lo stesso fanno queste pagine, scritte in punta di penna, che da un lato raccontano la vita del «poliziotto comunista» e dall'altro scoperchiano alcuni aspetti inediti e sconvolgenti della Terra dei fuochi: le complicità tra politica e criminalità, il silenzio delle istituzioni. Un testo che contiene anche una bellissima lettera dello stesso Mancini: il principio di un libro che aveva cominciato a scrivere poco prima di lasciarci e che oggi diventa l'inizio di questo importante lavoro degli autori.
Roberto diceva la verità, per questo è morto. Lo ha ucciso il cancro, che ha contratto proprio mettendo le mani in quel territorio che gente senza scrupoli e senza rispetto per il futuro ha riempito di veleni. Ma prima ancora della malattia lo ha ucciso l'indifferenza, la connivenza e l'omertà di quegli uomini senza anima, senza fede, legati a giri di interessi che non guardano in faccia a nessuno. Come tutti i grandi martiri che hanno voluto bene all'Italia, Roberto è morto per noi e deve stare tra le eccellenze del nostro Paese, perché è una bandiera della legalità e dell'onestà civile, ed ha dimostrato che ci sono valori per affermare i quali vale la pena di andare avanti contro tutto e tutti, a qualsiasi costo.
Questo è ciò che lascio ai miei figli. Anzi, questo è ciò che lascia loro Roberto Mancini.

 

L'ORO DI SCAMPIA

TV Movie per Rai 1
Coproduzioni insieme a Picomedia di Roberto Sessa

Il 10 ottobre 2013 il film verrà proiettato al cinema Ambasciatori di Napoli
La messa in onda su Rai1 è prevista per il mese di febbraio (ancora da confermare).

Sinossi
Si ispira liberamente alla vera storia di Pino e Gianni Maddaloni, quest'ultimo un uomo determinato a dimostrare che il riscatto è possibile attraverso lo sport, la legalità, la disciplina e le regole. Maestro di Judo è stato ed è ancora un padre esemplare per tutti quei ragazzi di strada potenziali vittime del sistema camorristico.

Malgrado le difficoltà, gli ostacoli e le sconfitte, Gianni riesce a sottrarre dalle mani della camorra decine di giovani ragazzi perduti e con loro riesce a portare il figlio Pino sul tetto del mondo dello sport, vincendo con lui le Olimpiadi di Sidney nel 2000 nella disciplina di Judo.

Un progetto che vuole affrontare il tema della legalità, lo sport applicato nella vita quotidiana dei ragazzi di strada e la forza di un padre.

BACKSTAGE


 

 

NON CHIEDERE PERCHE'

Due puntate per Rai 1, tratto dall'omonimo libro di Franco Di Mare
Coproduzioni insieme a Picomedia di Roberto Sessa

Sinossi
“Non chiedere perché” è ambientato a Sarajevo, durante la guerra dell’ex Jugoslavia, è il 1992. I cecchini sono dovunque, ben nascosti, le granate fanno saltare in aria quartieri interi, c’è chi muore perché non ha resistito alle ciliegie e si è arrampicato su un albero.

Marco De Luca, il protagonista di “Non chiedere perché” ha ancora la ferita aperta per un matrimonio fallito ed è stato l’unico fra i colleghi giornalisti ad aver accettato l’incarico di inviato. Riuscire a raccontare quello che avviene nei Balcani in pochi secondi al Tg è difficile, non gli resta che denunciare le barbarie.

Avviene qualcosa di molto particolare nel libro “Non chiedere perché”, c’è stato un bombardamento su un orfanotrofio e Marco si precipita sul luogo per il suo servizio, ma quello che colpisce l’uomo è che tutti i bambini sono biondi tranne una, che è bruna. E proprio quell’unica bimba lo spinge a inseguire quello che a tutti sembra essere un sogno irragionevole.

 


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